Editoriali

1978
Terrorismo - L'assassinio di Moro. L’Italia è stata colpita nell’ultimo mese dall’esplosione, acuta, drammatica, di un male oscuro che ha covato a lungo sotto la cenere. Crediamo che la prova sia decisiva e che per superarla occorrano freddezza, determinazione e capacità di analisi e di risposta. I tempi impongono maturazioni rapide, profonde e generalizzate per vincere la sfida dell’eversione. Come “Nuovasocietà” ci proponiamo di contribuire, nei limiti delle nostre possibilità, a questa maturazione e a questa drammatica corsa contro il tempo
1982
La vita politica italiana si è sviluppata, negli ultimi anni, al ritmo frenetico e piatto di scandali praticamente infiniti. C’è però uni scandalo più grave di tutti: l’uso degli scandali. Qualcuno o qualcosa sembra servirsi di questo quotidiano diorama dello obbrobrio per dimostrare agli italiani che le istituzioni della Repubblica sono morte. Come a dire “i cadaveri sono immortali proprio perché non possono più morire: questa putrefazione è eterna; rassegnatevi e accomodatevi. Insensibilmente la questione morale sta dunque assumendo i tratti radicali e ultimativi di una questione istituzionale…
1978
Comunisti: compromesso storico con i cattolici o alternativa di sinistra con i socialisti?
1982
Le parole spese con troppa facilità, gli impegni reboanti che non costano nulla, messi alla prova dei fatti generano un senso di impotenza. E dalla demoralizzazione all’oblio il passo è breve, quasi obbligato. La cultura di massa, d’altronde, la stessa sensibilità contemporanea, sembrano aver perso di vista il senso che lega le parole ai loro significati e i significati ai fatti…
1976
Il regime più longevo d’Europa, dopo quello franchista, sta dissolvendosi in una agonia né santa né profana: semplicemente fievole. L’inizio della disgregazione del blocco di potere induce risposte deviate e asimmetriche…
1978
Il mondo occidentale è entrato nella crisi degli anni '70 in ordine sparso, mentre ancora garriva sulle sue fabbriche, sulle sue banche, sui suoi ministeri, e soprattutto nella coscienza dei suoi cittadini la bandiera dello sviluppo illimitato. Si accinge ora a uscirne attraverso l'unificazione (o meglio la semplificazione del comando), e con l'ideologia e la prassi di uno sviluppo concordato, controllato selezionato e razionato: qualcosa insomma di assai diverso dell'espansione indefinita sulla quale sembra scommettere Asor Rosa…
1982
Sulla strage di Sabra e Chatila . L’ipocrisia è come il senso comune si nutre delle proprie confutazioni e ama la comodità sentimentale La tragedia libanese ha avuto un suo singolare strascico a Torino. In piazza San Carlo, mille musicisti, quaranta campane, un cannone, un genio, un assessore e decine di operatori culturali hanno tuonato per l’amore e la fratellanza tra i popoli, ma si sono rifiutati di condannare un massacro. La retorica della pace non ha sopportato il confronto con la realtà della guerra…
1976
Attraverso l’algebra polverizzata ma infallibile dei grandi numeri, l’elettorato ha optato per le due fondamentali componenti popolari della società italiana, la cattolica e la marxista, imponendo di prepotenza la nascita di un nuovo rapporto fra loro.
1978
L'offensiva culturale con cui Craxi, Signorile e altri si propongono di togliere al Pci l'egemonia sulla sinistra e di riportare l’Italia nell'alveo della civiltà occidentale…
1982
Nel decennio che si sta concludendo si sono visti stalinismi libertari e fantasie burocratiche, liberalismi eversivi e terrorismi garantisti, cristiani folgorati dal marxismo e marxisti rincuorati dal cristianesimo; una intera generazione ha sfiorato il terrorismo per scoprirsi liberale, facendo un passo estremo a sinistra per poterne fare due a destra; rabbia e amore, pistolettate e tenerezze hanno impresso un singolare sigillo ad una sindrome psicologica (individuale e collettiva) troppo letteraria per essere buona realtà, ma anche troppo reale per essere buona letteratura…“Nuovasocietà” non vuole andare incontro alle attese correnti (scrivendo un giornale per chi non ha voglia di leggerlo) ma, al contrario, aspira a leggere la realtà senza tener conto di ciò che sta scritto nei pregiudizi della cultura politica…
1976
Rapporto tra FIAT e Stato
1978
Una lunga guerra di posizione e poi la repentina ventata del '68 hanno disseminato sui marciapiedi della cultura italiana schegge, spezzoni e rottami ideologici d'ogni tipo e provenienza. Chiunque rimugini angosce per gli spinosissimi problemi del Paese, o si trovi a essere di malumore per i fatti propri, è autorizzato a raccoglierli e a brandirli…
1983
Polemica con Alberoni a proposito della “gentilezza” della DC. La “vita nova” della DC demitiana richiede che si rialzi la facciata impenetrabile di ideali pubblici dietro ai quali possano ricominciare a muoversi e prosperare, sconosciuti e indisturbati gli interessi privati di sempre... Alberoni ha capito che il postmoderno può essere agganciato al premoderno e che il dissenso cattolico (e non solo cattolico) può nuovamente consentire al moderatismo democristiano solo che si ricorra a una sorta di galateo stilnovistico del trasformismo….
1976
Austerità al potere. Si teme, forse a ragione, che tra un comportamento sociale espansivo, colto in contropiede da una brusca inversione delle tendenze economiche, e un indecifrabile assestamento futuro dell’organismo sociale (produzione, psicologia, cultura, valori) venga a stendersi una ragnatela imperforabile di concetti vuoti e ricattatorii, e che questa ragnatela ci condanni a rimanere indefinitamente al di qua dell’avvenire.. Dov’è dunque il futuro d’antan, visto che siamo costretti a volgere mestamente la testa per dare l’addio ad un avvenire che fino a ieri pensavamo di poter costruire linearmente infilando l’oggi nella cruna del domani. La realtà non è quell’oggetto squadrato che credevamo di poter misurare con il goniometro, e l’ideologia è a sua volta una realtà, non meno concreta (e forse più irriducibile e dura) degli indici di produzione e del tasso di sconto. Tra noi e le cose restano, insopprimibili, ma più confuse, le idee.
1978
(Sulle interpretazioni del “Discorso di Genova” di Enrico Berlinguer – 17.09.1978-) Su molti aspetti di questo discorso il dibattito rimarrà aperto ancora a lungo… Sconforta constatare come in Italia anche la stampa più avvertita e i giornalisti più sensibili rimangano spesso sordi di fronte alle proposte di sostanza, quelle che attraversano la logica interna dei problemi, e si eccitino invece non appena avvertono, o credono di avvertire, il frastuono di tromba dell’agitazione verbale
1983
Scandalo tangenti a Torino. Il confine tra lecito e illecito risulta interrotto, o almeno attenuato, là dove i partiti entrano in contatto con le istituzioni. E’ un confronto impari, in Italia i partiti sono forti, le istituzioni deboli. Può succedere ed in effetti succede, che se le mangino. Termine medio tra pubblico e privato, il partito politico dovrebbe subordinare gli individui a sé e sé stesso allo Stato. Succede invece che talvolta la gerarchia si inverta e che il partito, subordini lo Stato a sé e se stesso agli individui….
1977
“Nuovasocietà” ospita una serie nutrita di articoli, dichiarazioni e commenti che insistono da angoli diversi, su problemi non altrimenti definibili che in termini di riflessione sui contenuti culturali del dibattito politico. Può apparire strana questa attenzione alle idee in un momento in ci è indispensabile conoscere a fondo le cose...
1979
E’ in corso a sinistra (e anche nel PCI), un dibattito confuso tra “catastrofisti” e “realisti”. Si tratta di una disputa insolubile perché coinvolge posizioni incomparabili, che si collocano cioè su piani diversi (e non confrontabili) di valutazione. Nessun disastro è in vista se ci si attiene ai puri fatti economici, agli assestamenti più o meno difficili, più o meo complicati, del tessuto produttivo del Paese, alla aritmetica sociale. Non ci sarà la fame a medio termine. Il rischio di un collasso si intravvede solo nel punto in cui l’economia si aggancia alla vita sociale, la produzione si fa psicologia di massa, cultura progetto di vita, il ritmo di sviluppo diventa civiltà collettiva. E qui che può aprirsi una frattura, non facilmente governabile, fra gli uomini e le cose…
1977
La pretesa che il socialismo realizzi quel welfare dei consumi che il capitalismo non è riuscito a sostenere. L'arcadia della rabbia non è un'invenzione dei giovani...Successive generazioni di anziani hanno avallato nelle idee la puericrazia, per poter continuare ad esercitare nei fatti una servile gerontocrazia
1979
Un boom clandestino affiora improvvisamente nei consuntivi del 1978. C’è o non c’è questa ripresa? E quale consistenza ha? Soprattutto, cosa significa? Vuol forse dire che in economia occorre ancora una volta laisser faire, laisser passer? Questo boom clandestino, che ha fermentato sotto i corporativismi e che si è nutrito della propria confutazione non ci porta un passo fuori dalla crisi. I settori portanti rimangono senza prospettive, nulla è cambiato nelle strutture chiave delle società. Una economia sommersa non può che dar vita ad un boom clandestino destinato a svanire. Posta di fronte all’ostacolo, l’economia italiana lo ha rifiutato, come si usa dire in gergo ippico…
1977
Terrorismo La regressione verso il pensiero povero delle armi da fuoco… Negli ultimi dieci anni l'Italia ha conosciuto qualcosa di molto vicino a una rivoluzione, se non silenziosa certo non conclamata ma reale, una rivoluzione nell'economia, nella società, nella cultura, che le elezioni del 20 giugno (1976 governo di solidarietà nazionale -esecutivo della non sfiducia-) hanno portato a un passo dalla sanzione politica
1979
L’anomalia positiva dell’alta affluenza alle urne degli italiani (circa il 90%) non ha mancato di stupire osservatori stranieri, sociologi, politologi e politici nostrani, nonché, paradossalmente, i suoi stessi autori, gli lettori italiani. Come si spiega un così pervicace impegno elettorale, una passione politica così persistente, una fiducia tanto imperterrita nel potere del voto, in questa scalcinata Italia? …
1977
Le diserzioni civili di Montale e di Sciascia. In una cultura di inflessibile amoralità come la nostra, ogni problema presentato in termini etici scatena fatalmente uno sfrenato e raffinato travestimento artistico
1980
A margine del processo (7.4.1980) a Toni Negri leader di Autonomia Operaia a Padova e delle Riflessioni di Asor Rosa -Repubblica 29.4.1980- Asor Rosa ha- giustamente- scritto: L’unico Grande Vecchio che per ora si conosca in Italia è l’impotenza del Potere: la sua Corruzione, il suo Degrado, al sua Mediocrità politico-ideale. Questo vecchio non è misterioso: è sotto gli occhi di tutti; ed esso ha a che fare con il terrorismo e la violenza”. Il ritratto è perfetto. Solo che va raddoppiato. Di grandi Vecchi in Italia ce ne sono due. Il primo è –certamente- l’impotenza del Potere, la sua Corruzione, il suo Degrado. Però il secondo è l’impotenza dell’Estremismo, il suo vacuo Narcisismo rivoluzionario, il suo Perbenismo ideologico, la sua Autocommiserazione, la sua incessante e improduttiva Ruminazione di concetti e comportamenti filtrati dalle rigatterie d’Europa e d’America, quella macina di rosari, di giaculatorie e di gerghi che ha trasformato l’area – un tempo viva e produttiva del Movimento- nella betoniera dell’Antiquariato ribellistico. Intuisco che malgrado l’età i due Vecchi non sono sterili. La loro liaison dangereuse, e cioè il legame tra chi non ha voluto e non vuole i comunisti al governo per odio all’alternativa possibile, e chi non li ha voluti e non li vuole per amore dell’alternativa impossibile, ha prodotto e continua produrre, una creatura mostruosa e bifronte, che vive della propria negazione: una creatura che è al tempo stesso causa del terrorismo (in quanto opposizione violenta al rinnovamento dello Stato) e giustificazione del terrorismo (in quanto assenza di rinnovamento, bassa pressione civile, palude prospettica)….
1977
Il Sud sta allontanandosi dal resto del Paese, almeno nell'aritmetica economica. In Italia la recessione economica ha complicazioni geografiche che la sottraggono alla normale casistica e ne esasperano gli effetti culturali e politici…
1980
Due domande a Diego Novelli La vertenza FIAT: lotta sindacale o scontro politico?
1977
Poiché sembra che gli Stati di diritto abbiano il singolare dovere di non negare a nessuno il diritto di rovesciarli, è opportuno non ignorare né sottovalutare il rischio che la prossima annata permissiva si inauguri con una salva di spari alle gambe e si concluda tra secchi schiocchi di frusta dell'ordine costituito. Chi imbocca una curva a U deve tener conto del fatto che andando avanti tornerà indietro...
1980
Vertenza FIAT un buon accordo, una pessima accoglienza. Un successo, che una sindrome maniaco-depressiva diffusa a sinistra sta trasformando in sconfitta. …
1977
Terrorismo di destra e di sinistra. Si torna a parlare di piano eversivo fascista. Se c'è, il diario di venerdì, sabato e domenica può aiutare a capirlo. Nasce il sospetto che il piano sia fondato su una lucida scommessa: utilizzare l'estremismo di sinistra come forza motrice della destra…
1980
Terremoto Irpinia (23.11.1980). Il terremoto geologico non ha che completato la distruzione dello Stato, del quale ha trovato solo le macerie. Lo Stato è crollato prima, sotto le scosse, non meno violente, del terremoto morale.E già prima che esplodesse la questione morale le sue fondamenta si erano fatte frolle. …
1977
Nella New York del black-out il buio che avvolge la città ricorda quello dei deserti o degli astri. Nella testa di Negri (teorico guida dell'Autonomia), non rimane neppure il barlume del senso comune. Negri che commenta il black-out di New York è un cieco che descrive la notte…
1981
A parte la sua azione fisica e organolettica, la droga è oggi innanzitutto un fenomeno cultuale, anzi è simbolo, causa ed effetto di un pauroso e complesso crollo generazionale, e che accettarla può suonare come una sanzione o un avallo a questa catastrofe. Quando il contatto con una generazione viene meno, a una forza politica non rimangono che due strade per ripristinarlo: aumentare la velocità dell’inseguimento o accrescere la forza della propria attrazione…
1978
Si parlò, dopo l'Eliseo (gennaio 1977 convegno dove Berlinguer lanciò nel dibattito politico e cultuale italiano l'austerità come leva di sviluppo e trasformazione dell'Italia) di "ideale della cinghia", anzi di utopia regressiva. Nata come proposta per combattere la recessione e uscire dal dilemma "espansione drogata più inflazione oppure deflazione più riduzione produttiva", l'austerità venne confusa con la crescita zero e quindi con la recessione…
1981
A proposito dell’articolo di Lietta Tornabuoni (La Stampa ottobre 1981)
1978
L'opinione pubblica è minacciata da diffondersi di sommari giudizi sulla consunzione dello Stato italiano, da un pericoloso fatalismo moralistico che minaccia di disarmarla. Alle anime belle che non intendono sporcarsi le ali nella difesa delle istituzioni per paura di contaminarsi con i veleni di Rumor, di Basaglia e di Leone, occorre rispondere in primo luogo che lo Stato non è gli uomini che ne abusano governandolo bensì un comportamento mentale di tutti i cittadini, chiedendo in secondo luogo, in quale secolo della preistoria, in quale clan o tribù o orda intendano regredire per sfuggire al dilemma: legalità illegale, rivoluzione garantista…
1978
Rossana Rossanda considera superficiali le interpretazione della crisi italiana che la attribuiscano al disordine culturale. Parte della cultura italiana dominata (a destra e a sinistra) dalla compunzione gauchiste tende a mettere in forse una rivoluzione già avvenuta per chiederne una che non potrà avvenire…
1981
(Dopo le vittorie elettorali dei socialisti in Francia, Spagna e in Grecia) L’Europa meridionale (cui per cultura, interessi e in parte per situazione geografica appartiene anche la Francia) è collocata a ridosso dell’equatore storico, sociale ed economico che divide il Nord ricco dal Sud povero del mondo. L’eurosocialismo, che proprio in questa zono comincia ad assumere contorni avvertibili, esprime bene l’ambivalenza delle vocazioni di una regione che non può difendere lo sviluppo del Nord se non favorendo la sua estensione al Sud. I partiti socialisti della Francia, della Grecia, della Spagna esprimono bene l’esistenza di questo doppio legame. Essi hanno intuito che la via per raggiungere il Nord dello sviluppo attraversa, non paradossalmente, il Sud del sottosviluppo. Proprio mentre sta sorgendo e rafforzandosi, nel Mediterraneo, uno schieramento eurosocialista, che riprende e rilancia i temi di un eurocomunismo, una parte della sinistra italiana sta fissando affascinata la tempesta conservatrice che sale dall’Atlantico, quasi scorgendo il progresso del mondo nei trascorsi dell’Occidente e affidando la pace del pianeta alla rinvigorita aggressività dell’antico modello liberista…
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